di Andrea Bartelloni

La Nuova Bussola Quotidiana, 22-02-2017

Youth in Iceland

La recente tragedia di Lavagna ha riportato all’attenzione delle cronache il problema del rapporto tra adolescenti e sostanze d’abuso. La ricerca dello sballo, la fragilità psicologica dell’età, la difficoltà degli adulti a farsi ascoltare, provocano una miscela esplosiva che coinvolge in modo drammatico gli adolescenti più deboli e indifesi. La domanda che tutti ci poniamo in qualità di genitori o educatori è come evitare che i giovani cadano nel tunnel delle droghe e delle sostanze d’abuso.

È una domanda che non trova risposte univoche e spesso cozza contro preconcetti ideologici, ma dall’Islanda ci viene una luce di speranza che può fornirci una risposta. Paese con poco più di trecentomila abitanti nel quale, forse, è più facile portare avanti esperimenti di “massa”, ha combattuto e vinto la battaglia contro le dipendenze. In venti anni è riuscita dove nessun altro paese è riuscito o neanche ha voluto provare. L’agenzia Agi, a firma di Sonia Montrella, riporta uno studio pubblicato su Mosaic Science, magazine britannico che ha riferito dei successi nella lotta alle dipendenze ottenuti nell’isola del nord Europa. “Camminare nel centro di Reykjavik venti anni fa  il venerdì sera era impossibile senza imbattersi in gruppi di giovani adolescenti ubriachi”, ora il panorama è completamente cambiato.

Da paese col maggior numero di giovani che erano abituati allo sballo da alcool e da droghe si è passati a numeri notevolmente ridotti e l’Islanda è diventato il paese col più alto numero di adolescenti “puliti”. Dal 1998 al 2016 le percentuali sono crollate e il grafico qui sotto testimonia il risultato.

grafico

Un miracolo? No, il tutto è frutto dell’applicazione di  Youth in Iceland, programma del governo islandese che coinvolgeva scuole e famiglie, caratterizzato da un mix di divieti, incremento di attività sportive e di rapporti tra genitori e scuole. In questo programma era inserito anche una sorta di coprifuoco: i ragazzi dai 13 ai 16 anni a casa entro le 22 d’inverno e mezzanotte d’estate con lo scopo evidente di far passare più ore possibile in famiglia. Programma che riconosce come suo ideatore Harvey B. Milkman, psicologo americano che adesso insegna all’Università di Reykjavik e che ha seguito per più di venti anni gli adolescenti dell’isola ed è testimone del successo ottenuto.

Milkmann ha iniziato il suo lavoro negli Stati Uniti negli anni ’70, “nell’occhio del ciclone della rivoluzione della droga”; eroina, LSD, marijuana le sostanze più diffuse a seconda di come uno voleva affrontare i suoi problemi. Lo psicologo si pone così le prime domande: perché si usano le droghe? Quando si inizia? Quando si diventa dipendenti? Perché si manifestano le ricadute?

Molti sono i tipi di dipendenze e dal 1992, quando si trova a Denver, grazie ad un finanziamento governativo, inizia un progetto per offrire agli adolescenti alternative naturali alle droghe e al crimine. Il nostro cervello, infatti, è sensibile a ciò che dà gratificazioni e le va a ricercare (questa è la causa della dipendenza anche psicologica), allora perché non stimolarlo con attività positive come musica, danza, attività sportive, e così via?

Milkmann è invitato nel 1991 in Islanda e comincia ad esporre le sue teorie per far fronte al problema delle dipendenze in quella nazione. Il suo metodo è centrato su poche e semplici iniziative: promuovere attività ricreative alternative, rinforzare i legami familiari aumentando il tempo passato in famiglia, ampliare esperienze culturali e attività sotto la supervisione di adulti. È portando avanti queste iniziative si sono ottenuti i risultati descritti.

È un programma ripetibile anche in altre nazioni? Milkman pensa di sì, se si coinvolgono le comunità e la classe politica e se si comprende per quale motivo gli adolescenti cadono nel tunnel delle sostanze d’abuso. È sotto gli occhi di tutti che l’informazione non è sufficiente per allontanarsi da abitudini pericolose e la lezione islandese, fatto salvo il contesto particolare dell’isola, insegna che occorre riscoprire valori umani fondamentali: i rapporti familiari, la cura di sé, l’impegno anche sociale e il miglioramento delle relazioni interpersonali veri e propri antidoti contro lo sballo giovanile.

Ecco allora che risuonano attuali le parole della povera mamma di Lavagna: “Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Invece di mandarvi faccine su whatsapp, straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza sei bella invece di nascondersi dietro a frasi preconfezionate”.

Articolo ripreso in parte su

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2017/02/le-droghe-e-il-caso-dellislanda/

 

 

 

 

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