Il ritorno del generale Michel Aoun è sicuramente una bella notizia per il Libano e per i cristiani in particolare. In Libano la presidenza della repubblica spetta ad un cristiano e i vari gruppi si erano accordati sul suo nome e dopo molti mesi di stallo il Libano ha finalmente un presidente.  Aoun si era riavvicinato alla Siria (2008) e a Hezbollah (2010) dopo averli combattuti aspramente durante le varie fasi della travagliata storia del paese dei cedri. Paese che è sempre stato un unicum nel medio oriente dove cristiani e mussulmani hanno sempre convissuto in pace fino alla seconda metà degli anni settanta. La Siria sotto il pretesto della Forza Araba di Dissuasione (FAD), inviata dai sauditi, iniziò i suoi tentativi di impossessarsi del Libano riusciti fino al ritiro nel 2005. Aoun divenne capo del governo nel 1989, fu deposto dai siriani, che aveva cercato di cacciare in tutti i modi alleandosi anche con l’Iraq, nel 1990. Fu costretto a rifugiarsi nell’ambasciata francese e prendere la via dell’esilio. Dopo quindici anni passati a Parigi ritornerà in patria fondando un nuovo movimento politico stringendo sempre più i legami con la Siria e Hezbollah. Importante ricordare che Hezbollah è stato l’unica difesa per i cristiani che altrimenti sarebbero stati annientati dall’Isis come in Siria dove i cristiani non soffrono persecuzioni da Assad ma da Al Qaeda e da Al Nusra con i loro califfati appoggiati dall’Occidente. E ancora: nelle zone del Libano dove il “Partito di Dio” è predominante nessuna chiesa è mai stata distrutta. Distinguere “buoni e cattivi” in Libano non è stato sempre facile.

Chiarificatrice questa intervista all’arcivescovo maronita di Aleppo:

Parla l’arcivescovo maronita di Aleppo Joseph Tobji

 

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