“Tra fede e scienza non c’è contraddizione”, con queste parole Enrico Bombieri, medaglia Fields nel 1974, docente di matematica all’Università di Princeton, ha concluso il suo breve ricordo dell’amico e collega Ennio De Giorgi celebrato a venti anni dalla morte, in un incontro pubblico all’auditorium Toniolo a Pisa. Il matematico, salentino di origine, ma pisano di adozione, era l’incarnazione di uno scienziato animato da fede. Ennio De Giorgi, nato a Lecce nel 1928, insegnò alla Scuola Normale di Pisa dal 1959 fino alla sua morte avvenuta improvvisamente nel 1996. Ancora oggi molti colleghi ed (ex) allievi lo ricordano per le sue doti umane e professionali. La sua fede in Gesù Cristo si «rifletteva» nel quotidiano: De Giorgi traspariva era sempre pronto a venire incontro alle necessità di colleghi e studenti e di chiunque gli chiedesse aiuto, anche economico. La sua attenzione verso i perseguitati lo avvicinò ad Amnesty International con la quale si impegnò per la liberazione di colleghi internati in Unione Sovietica: i matematici Leonid Pljusc e José Luis Massera, il fisico Jurij Orlov, il biologo Sergej Kovalev e il fisico nucleare Andrej Sacharov. Nel 1983 il professor Ennio De Giorgi si interessò ai desaparecidos argentini. Nello stesso anno, invitato ad un congresso di matematici a Varsavia, non mancò di esprimere la sua ammirazione per il popolo polacco dichiarando pubblicamente che la sete di conoscenza è «segno di un desiderio segreto di vedere qualche raggio della gloria di Dio».

Il suo impegno contro le ingiustizie proseguì per tutta la sua vita: il professor Ennio De Giorgi si impegnò per la difesa del popolo curdo, di quello libanese, dei cristiani del Sudan, e, da ultimo, in difesa di Robert Hussein dichiarato apostata, primo caso in Kuwait, per la sua conversione dall’islam al cristianesimo. Di un’umiltà disarmante, straordinaria e vera, Ennio De Giorgi – membro dell’Accademia pontificia delle scienze e insignito della laurea honoris causa dalla Sorbona di Parigi – accettava qualsiasi invito. In una occasione alcuni lo invitarono a parlare di «Matematica e religione» nella loro sede: con le sue parole semplici e profonde riuscì a «scaldare» un stanza di pochi metri quadri, fredda e umida.  Nacque, con quei giovani, un’amicizia proseguita, ad esempio, in passeggiate sulle Alpi Apuane a lui tanto care.

La Scuola Normale di Pisa ha voluto ricordare il professor Ennio De Giorgi con un convegno scientifico nella mattina di venerdì 23 settembre, mentre nel pomeriggio, all’auditorium «Giuseppe Toniolo», in molti hanno partecipato ad un incontro sul tema «Ricerca scientifica e ricerca sapienziale, due prospettive in dialogo», organizzato dal Servizio «Cultura e Università» della diocesi di Pisa.  All’incontro hanno partecipato il professor Antonio Marino, amico e collega di De Giorgi e organizzatore dell’evento, il professor Enrico Bombieri e il giornalista e scrittore Andrea Parlangeli autore di una preziosa biografia del matematico leccese, «Uno spirito libero. Ennio De Giorgi genio della matematica».

Il professor Antonia Marino, ha riproposto alcune citazioni di De Giorgi, ricostruendo alcuni temi cari al grande matematico.  Una su tutte la non contraddizione fra scienza e fede. Secondo Ennio De Giorgi la scienza ci mette in contatto con il «mistero», «ci porta sulla sua soglia». Di più, la scienza senza «mistero» non è credibile. Per De Giorgi – ha ricostruito il professor Antonio Marino  «siamo comunque costretti a ricorre a degli “a priori, a degli atti di fede non ulteriormente giustificabili”. Possiamo dire che per lui questi atti di fede trovano luce e prospettiva nella fede in Dio». Inoltre, per Ennio De Giorgi la condivisione della scienza e del sapere rappresentavano una delle prime forme di carità.

Il professor Enrico Bombieri ha raccontato la storia del suo primo incontro con De Giorgi tratteggiandone il profilo: per lui il docente pisano era uno studioso dall’ onestà intellettuale e morale uniche, uno studioso che «non ha mai lavorato per conquistare la fama, ma solo per sapere come andavano le cose».

“Un personaggio che non ha lasciato molto di scritto – ha concluso Andrea Parlangeli – ma solo parole, un po’ come il filosofo greco Socrate. Un uomo tutto di un pezzo sia nella vita che nella ricerca permeato di valori forti, cattolici, che combatteva per i diritti umani riconoscendo la dignità dell’uomo come immagine di Dio”.

Andrea Bartelloni

Pubblicato su Vita Nova-Toscana Oggi, 16 ottobre 2016

 

 

Annunci