Gender, omoparentalità, eterocentrismo, pluriparentalità, co-genitore, sono solo alcuni dei termini che stanno entrando in uso quando si affronta il tema dell’identità sessuale e delle nuove forme di unioni che si vorrebbero introdurre nel nostro ordinamento legislativo.
Si tratta di un vero e proprio “lessico di una ideologia” che viene ampiamente descritta nel secondo dei Quaderni di Scienza & Vita® dedicato a Identità e genere (marzo 2007) dove autorevoli scienziati approfondiscono l’attuale questione della determinazione del sesso negli individui messa in discussione specialmente dalla potente lobby omosessuale.
La differenza sessuale sarebbe dovuta alle influenze culturali o a un «“orientamento”, cioè ad una interpretazione soggettiva del desiderio sessuale» e, pertanto, «potrebbe cambiare nella stessa persona e nei diversi periodi della vita».
In discussione vengono anche messi i ruoli dei genitori che il governo Zapatero ha già trasformato in “genitore A” e “genitore B” eliminando così i termini padre e madre; questo per la comparsa di nuove figure di “genitori” che non rientrano nelle categorie naturali: gli omosessuali, le madri sociali ad es.. Ecco allora che la “omoparentalità”, termine scelto dagli omosessuali, vuole significare il «diritto ad avere figli, attraverso l’adozione o le tecniche di fecondazione artificiale». E di seguito la “parentalità” che «va contro una concezione unificata della persona ed esprime la rinuncia all’ancoraggio fisico della paternità in un corpo maschile e della maternità in un corpo femminile».
Viene da sé che si possa pensare di avere un figlio attraverso un utero in affitto da una madre biologica  o attraverso la fecondazione artificiale.

Andrea Bartelloni

Corriere del Sud on line 24/7/2008

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