Nel novembre 2007 è uscito in Francia (Ed. Danger Public) il volume di Nicolas Journet, Genétiquement incorrect, che aveva denunciato, in un’intervista apparsa sul quotidiano Le Monde, la generalizzazione del depistaggio prenatale (DPN) e la selezione degli embrioni.

Nato con una grave malattia genetica, la sindrome di Marfan, che tiene chi ne è affetto sotto il continuo rischio di una crisi cardiaca, fin dall’adolescenza si è reso conto che le malattie genetiche erano tenute in scarsa considerazione, anzi, le famiglie venivano quasi colpevolizzate per non aver eliminato per tempo questo problema.

Sono profondamente inquieto di fronte al carattere sistematico del depistaggio, davanti ad un sistema di pensiero unico. (…) il depistaggio riduce le persone a una caratteristica. C’è chi sostiene che occorra depistare sistematicamente la malattia di Marfan della quale soffriva il presidente Lincoln e Mendelssohn. Oggi, Mozart, perché soffriva probabilmente della malattia di Gilles de la Tourette, Einstein e la sua ipertrofia della parte sinistra del cervello. (…) La verità centrale è che l’essenziale dell’attività di depistaggio prenatale mira alla soppressione e non alla cura. Cosi che questo depistaggio rinvia a una prospettiva terrificante: quella dell’estirpazione. E questo è ancor più vero in Francia che negli altri paesi”.

Qualche giorno dopo la comparsa di questa intervista, sempre sullo stesso quotidiano, è proseguito il dibattito riferito, in particolar modo, al DPN nei confronti della sua malattia. Da queste considerazioni è nato questo libro.

Nel nome del diritto alla differenza, N. Journet chiede una riforma di Telethon che accusa di “favorire una politica eugenista in Francia, sovvenzionando le ricerche sulla selezione degli embrioni e  la diagnostica prenatale”.

Il giorno della memoria per le vittime della follia nazional-socialista ci tiene vivo il ricordo di quando i difettosi venivano eliminati col gas! Nel terzo millennio si utilizza “la diagnostica prenatale, molto più civile. E ancor meglio. Abbiamo la diagnostica preimplantare”.

Io sono – continua Journet – nella stessa situazione della  tigre del Bengala, un altro mutante naturale. Affetta da una malattia recessiva, il leucistismo, che dà alla sua pelliccia quel colore particolare. Ma lei viene accolta nei giardini zoologici del mondo intero. Gli animali hanno diritto alla differenza. (…) Da un lato, la tara genetica di un animale costituisce un elemento vitale della diversità biologica del nostro pianeta. Nello stesso tempo tutte le anomalie genetiche dell’uomo devono essere ferocemente combattute”.

Andrea Bartelloni

da Genetique®, newsletter di http://www.genetique.org

 

 

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