In “Scienziati in tonaca” è presente un ritratto di Niccolò Copernico scienziato. Aggiungiamo qui alcune considerazioni sulla sua attività di medico.

 di Andrea Bartelloni

Il grande astronomo Niccolò Copernico (1473-1543) veniva considerato dal suo amico Tiedemann Giese, che divenne vescovo di Kulm (Boemia meridionale), un secondo Esculapio e lo chiamava spesso quando si ammalava. Questo perché il grande astronomo per tutta la sua vita fece il medico. La sua posizione di canonico gli impediva di esercitare la professione pubblicamente e per scopi venali, ma gli era consentito lo studio della medicina. Questi studi gli furono “prescritti” nel 1501, quando, all’età di ventotto anni,  lo troviamo in patria col fratello per chiedere al capitolo della cattedrale di Frauenbur, città nel nord della Polonia, capitolo nel quale fu fatto entrare come canonico dalla zio Luca Watzelrode, vescovo di Ermland (nord-est della Polonia), una proroga per gli studi con un sussidio economico impegnandosi, in cambio, a studiare  medicina. Un medico di fiducia era importante all’interno del capitolo e per l’assistenza al vescovo. Partì così per l’Italia addottorandosi in diritto canonico a Ferrara e non si hanno notizie precise sui suoi studi di medicina, ma si hanno solamente conferme indirette.

Infatti, nel 1505, rientra in patria e si trova subito a dover curare il fratello Andrea rientrato da Roma con la lebbra. Le cure di Niccolò non furono efficaci e Andrea venne allontanato dal capitolo nel 1512 anno in cui morì anche lo zio, del quale spesso si era occupato proprio come medico. La morte dello zio lo lasciò in uno stato di agiatezza che non fece cambiare il suo tenore di vita, continuò a vivere nella sua modesta casa di Frauenburg. Gli scarsi impegni come canonico lasciavano tempo per i suoi studi di astronomia e per la sua occupazione di medico che esercitava pubblicamente,  assistendo i poveri e dimostrando grande  bontà e carità cristiana. Spesso li riceveva in casa i malati e, se impossibilitati a muoversi, li andava a visitare. Come era di uso comune all’epoca preparava lui stesso i medicamenti. Anche i due vescovi successori di suo zio lo vollero come loro medico.

Il duca Alberto di Brandeburgo lo chiamò per curare un suo consigliere gravemente malato e Copernico si trattenne da lui aspettando i segni della guarigione. Una volta rientrato a Frauenburg si mantenne in contatto con un collega, il dottor Solpha, medico del re di Polonia, per discutere della malattia che aveva curato.

Non si sa molto di più della sua vita di medico, si sa soltanto che passò gli ultimi anni della sua vita tra il capitolo, la cura dei poveri e dei colleghi e lo studio del cielo e per questi studi la sua fama è diventata immortale. Il De rivolutionibus orbium coelestium, che non riuscì a vedere  se non sul suo letto di morte, fu pubblicato, infatti, nel 1543. Uno scienziato cristiano a tutto tondo, che, se aveva tolto la Terra dal centro dell’Universo, aveva sempre l’uomo, specialmente quello malato, vero alter Christus, al centro delle sue attenzioni.

Pubblicato 23 marzo 2014 | Da Libertà e Persona

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