di Andrea Bartelloni

1944, con lo sbarco in Normandia inizia la fine del nazionalsocialismo e della seconda guerra mondiale. La folle ideologia che aveva sconvolto l’Europa per cinque anni stava per capitolare. Nello stesso anno un piccolo popolo inizia la sua lotta partigiana contro il regime comunista sovietico: si tratta del popolo lituano. La Lituania è un piccolo paese della Comunità Europea che si affaccia sul Mar Baltico e che confina, oltre che col Mar Baltico, con la Lettonia a nord, la Russia, la Bielorussia e la Polonia a sud. Con poco più di tre milioni di abitanti è uno dei più piccoli d’Europa, ma con una storia gloriosa di resistenza agli invasori e di fiera lotta per la libertà. Con un territorio che nel Medioevo andava dal Mar Baltico al Mar Nero ha fatto da baluardo contro gli assalti dei nomadi provenienti dall’Asia e solo nel 1918 ha dichiarato la sua indipendenza, per poco, però: il patto Molotov-von Ribbentrop portò ad una prima invasione sovietica seguita da quella tedesca e poi ancora sovietica che finirà solamente nel 1990.

Il 1944 è anche l’inizio della resistenza lituana contro l’invasore sovietico. Una guerra sconosciuta, come titola un libretto ricco di immagini e documenti che la ricorda a settanta anni dal suo inizio (Dalia Kuodite, Rokas Tracevskis, La guerra sconosciuta. La resistenza armata antisovietica in Lituania negli anni 1944-1953, Il Cerchio, 2014) e che sta « a dimostrare al mondo – come scrive Alessandro Vitale nell’introduzione- che anche un popolo abbandonato alla sua sorte (…), è in grado di salvare il suo onore e la sua dignità (…) e soprattutto che non è degno di libertà chi non sa o non vuole lottare per difenderla o per conquistarla».

La libertà della Lituania era durata poco, dal 1918 al 1940, ma era stata sufficiente per motivare migliaia di persone a non subire la violenta occupazione e i brutali metodi dell’Unione Sovietica di Stalin e iniziare così una guerra. I “Fratelli del Bosco”, così si chiamavano i partigiani lituani, combattevano in divisa e avevano insegne regolari come un vero e proprio esercito. Decine di migliaia di effettivi appoggiati dalla popolazione: un intero popolo in armi che si opponeva alle deportazioni, alla leva obbligatoria, alle collettivizzazioni, al terrore economico attraverso una vera e propria persecuzione fiscale contro i contadini, all’annientamento della propria cultura e della propria storia.

La brutale supremazia sovietica causerà 30.000 morti tra i 100.000 “Fratelli del Bosco” impegnati per 10 anni, con la presenza di molte donne, a combattere contro 300.000 soldati sovietici e 40.000 miliziani della polizia politica e di quella segreta. Resistenza che non sarà inutile in quanto la Lituania, rispetto agli altri paesi baltici (Estonia e Lettonia) vedrà un ridotto numero di russi immigrati secondo la pianificazione sovietica tesa a diluire le etnie locali per annientarle. Questa resistenza dimostrerà la falsità delle adesioni volontarie dei popoli al blocco sovietico e manterrà viva l’aspirazione all’indipendenza che si concreterà definitivamente agli inizi degli anni novanta.

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