Di fronte ad una Commissione Europea attenta ad incrementare il numero di aborti in Italia e a stigmatizzare l’obiezione di coscienza, altra grande emergenza nazionale dopo le unioni omosessuali, vediamo una Polonia in controtendenza che sembra mettere a frutto gli insegnamenti di uno dei suoi più grandi figli, san Giovanni Paolo II. Il parlamento polacco è impegnato  a limitare le conseguenze della legge sull’aborto (anche negli USA aumenta il numero degli stati che pongono limiti alla libertà assoluta di abortire)  e ad aiutare le coppie con problemi di fertilità.

Con una scelta controcorrente ha deciso di mettere fine al finanziamento delle tecniche di fecondazione in vitro (come in Irlanda, Slovenia e Lussemburgo che sono anche più ricche della Polonia) puntando, invece, sulla cura dell’infertilità di coppia. “Il trattamento dell’infertilità non può limitarsi a proporre la FIV – ha affermato il ministro della sanità polacco Konstanty  Radziwill – il governo deve poter proporre altre soluzioni, e finanziarle in ugual misura”. Stigmatizzando l’abuso che si sta facendo della fecondazione in vitro (FIV) senza una corretta indagine delle cause dell’infertilità, il governo polacco vuole spingere verso le naprotecnologie che sono non solamente meno care e più semplici, ma soprattutto più efficaci e che non sollevano questioni etiche. L’attenzione all’etica sta caratterizzando sempre più questa fase della vita della nazione che ha dato i natali a Giovanni Paolo II e, sicuramente non sarà una coincidenza.

Cos’è l’infertilità? Una coppia ha problemi di fertilità quando dopo un anno non riesce ad ottenere una gravidanza e questo riguarda circa il 10% delle coppie. Cosa sono queste naprotecnologie. Il termine deriva dall’inglese Natural Procreative Technology (NaProTecnology) e indica una tecnica messa a punto dal ginecologo americano Thomas H. Hilgers, specialista in medicina riproduttiva, che fissa la sua attenzione sulle cause dell’infertilità cercando di curarla e risolvendo i problemi della coppia che poi potrà così avere anche altri figli. Le tecnologie in vitro aggirano l’ostacolo, non curano, lasciano la coppia con i suoi problemi, “la naprotecnologia è la vera fecondazione assistita – afferma con una certa ironia Raffaella Pingitore, esperta di questa metodica clinica – nel senso che assistiamo il concepimento dall’inizio alla fine”. Al centro c’è l’attenzione nei riguardi della donna, ovviamente una volta escluse le cause di infertilità dovute all’uomo, il suo ciclo mestruale, i livelli ormonali, tutte attenzioni e cure che portano a livelli di successo molto elevati che arrivano al 40% di gravidanze in pazienti di età inferiore ai 37 anni e che si erano già sottoposte a due cicli di fecondazione in vitro (statistiche del dott. Hilgers). Si tratta di monitorare attentamente il funzionamento del ciclo femminile e impostare le terapie che potranno essere, a seconda dei casi, farmacologiche o chirurgiche. A volte sono i livelli ormonali alterati che indicano un’ovulazione difettosa, allora indagare anche su un’eventuale endometriosi e curarla. Si tratta di intervenire chirurgicamente sui focolai endometriosici a livello ovarico o sull’utero o sulle tube, se presenti e poi impostare una terapia farmacologica. I risultati sono molto positivi e la paziente sarà guarita dai suoi problemi di infertilità. Le naprotecnologie non sono solamente efficaci, ma anche molto più economiche e in un periodo in cui i tagli alla sanità sono quotidiani anche questo è un aspetto importante, ma  prima, però, occorre sconfiggere la lobby della procreazione assistita – dice ancora la Pingitore -. È una lobby miliardaria, che arricchisce centinaia di persone e che non si lascerà mettere i bastoni tra le ruote tanto facilmente”. La recente vicenda Antinori è paradigmatica. L’aspetto economico è un punto sottolineato dal governo polacco, ma le lobby della procreazione in vitro sono molto forti e stanno portando alla fine degli studi sull’infertilità. Ovviamente nell’era del tutto e subito la FIV dà speranze di successo rapide mentre le cure NaPro sono più lente, ma, alla fine, più efficaci e le statistiche lo attestano.  C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: i bambini che nascono dalla fecondazione in vitro hanno maggiori probabilità di malformazioni e vanno incontro a problemi di salute molto più di frequente rispetto a quelli nati naturalmente. E non è poco.

Andrea Bartelloni

(Fonte: Genetique.org)

 

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