di Andrea Bartelloni*

Duecento anni fa nasceva lo stetoscopio, strumento familiare a tutti i medici e anche ai pazienti che sempre lo sentono sulla propria pelle per far sentire i suoni e i rumori che dall’interno del nostro corpo danno informazioni utili per la nostra salute. Fu inventato da un medico francese, René Laennec (1781-1826), che, di fronte ad una paziente eccessivamente pingue,

si trovò in imbarazzo per ascoltarle il cuore.

Ecco come descrive la sua intuizione qualche anno dopo nel trattato, Traité de l’auscultation médiate (1819): «Nel 1816 fui chiamato a consulto da una giovine signora nella quale si manifestavano i sintomi generali di una malattia di petto, mentre il contatto della mano e la percussione , per la sua pinguedine giovavano poco. Poiché l’età e la condizione dell’inferma interdicevano quella forma d’esame, di cui ho detto testè, mi venne in mente un fenomeno volgare dì acustica. Applicando l’orecchio a l’un de’ capi di un’asticciuola s’ode distintamente il colpo di uno spillo dall’altro capo. Pensai che forse si poteva trar partito da questo fenomeno per il caso presente. Presi un quinternetto di carta, lo rotolai in forma di stretto cilindro, ne accostai un capo alla regione cardiaca e, tenendo l’orecchio all’altro capo, rimasi stupito insieme e lietissimo di sentire il battito del cuore molto più chiaro e distinto che mai prima con l’immediata ascoltazione auricolare».

Da li passare all’ascoltazione anche degli organi della cavità toracica era semplice, ma il grande passo della semeiotica clinica era fatto in modo, apparentemente semplice, ma geniale. Subito iniziò a mettere in pratica nell’ospedale Necker queste innovazioni a vantaggio dell’accuratezza d’indagine nelle forme polmonari, pleuriche e cardiache.
Qualche anno prima a Parigi nel dicembre del 1804, nella gran sala del Louvre, furono presentati al Papa Pio VII cinque giovani medici — tra i quali era il già celebre Laennec — membri della Congregazione Auxilium christianorum .

Il Papa non potè trattenere un primo movimento di sorpresa: « Oh! medicus pius, res miranda! ». Grazie a questa congregazione, fondata nel 1801 dal p. Delpuits, il Laennec si era riavvicinato alla fede cattolica trasformando la sua professione mettendo al centro la carità e facendo così diventare l’arte medica una cosa meravigliosa.
Ovviamente la sua scoperta, come tutte le grandi scoperte, non viene presa in considerazione, anzi osteggiata da colleghi invidiosi legati alle terapie con le sanguisughe per qualsiasi problema, come il dott. Francois Broussais o lo zio Guillaume.
Questa volta il doodle di Google ha attirato, mercoledì 17 febbraio, 235° anniversario della nascita del medico francese, grande scienziato e inventore, animato da una grande fede e che ebbe sempre come modello Gesù tanto da dire che: « (…) per seguire Gesù Cristo, bisogna imitarlo via in exemplo; è necessario che la sua vita sia il modello della nostra, che i suoi precetti diventino la regola invariabile delle nostre azioni e dei nostri pensieri, che i suoi consigli siano costantemente presenti nel nostro spirito, come il mezzo per arrivare alla perfezione verso la quale dobbiamo tendere sempre, anche quando la nostra debolezza sembra impedirci di arrivare al massimo».

*Andrea Bartelloni è coautore di Scienziati in tonaca, Lindau. Torino, 2014

Pubblicato nel sito Libertà e Persona

Il medico che inventò lo stetoscopio

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