Chi ha paura di Virginia Woolf? Questo è il titolo di un film americano che racconta la storia di una coppia benestante che inizia un percorso che li porterà all’autodistruzione. Andrea Grignolio, che insegna Storia della Medicina alla Sapienza di Roma, parafrasando il titolo del film ripropone gli stessi temi (benessere socio-economico, irrazionalità delle scelte e atteggiamenti autodistruttivi) nel suo saggio che appunto titola: Chi ha paura del vaccini? (Codice edizioni, 2016).

Il lupo cattivo è adesso il vaccino, ma ripercorrendo la sua storia e quella delle vaccinazioni si vede come siano state un passo importante per la salute dell’umanità e basterebbe questo per sfatare tanti pregiudizi che stanno sempre più prendendo piede.

Su  questi pregiudizi l’autore si sofferma a lungo chiedendosi perché dilaghino specialmente  tra le fasce di popolazione con più alto livello culturale, che navigano e si informano in rete e che rientrano tra quelle benestanti. E pensare che proprio tra i regnanti e l’aristocrazia d’Europa si diffuse la pratica della vaccinazione favorendone poi la diffusione presso la popolazione.

L’ombrello che ha protetto generazioni di bambini sembra non servire più, cinquant’anni di ricerche scientifiche cancellate con un click navigando in rete e condividendo sui social network. Ed è proprio l’informazione ad essere sotto accusa. Genitori tardivi con prole unica sono angosciati dai possibili problemi di salute del loro figlio e anche giustamente, ma questo porta a ricercare tutti i possibili rischi ed evitarli. Il rischio zero, però, non esiste e valutare il rapporto rischi/benefici o leggere con cognizione le statistiche diventa difficile di fronte al pressappochismo della rete che sottolinea solamente i rischi contro ogni evidenza statistica.

Come nasce questa avversione verso i vaccini? È figlia di un mondo che esalta le “cose naturali”, rifiuta ciò che è prodotto dall’uomo o dall’industria, praticamente è un’ideologia della natura contrapposta a quella della modernità.

Ora, anche l’autore ne è consapevole, non si vuole contrapporre ideologia a ideologia. La modernità ha molti limiti e le derive in campo bioetico sono sotto gli occhi di tutti, ma certe conquiste della scienza, specialmente in campo medico, sono indiscutibili e i vaccini sono tra quelle.

Una frase riferita a Gilbert Keith Chesterton recita: «Chi non crede in Dio, non è vero che non crede in niente perché comincia a credere a tutto». È un po’ la condizione dell’uomo moderno che viene travolto dalle mode: l’omeopatia, l’antroposofia, le teorie steineriane ed è proprio su questi terreni prende piede l’avversione ai vaccini. La passione per le cure alternative, ma quando i problemi di salute si fanno seri si ricorre ai farmaci dell’industria, è spesso ideologica e non ci sono prove che tengano, forse, l’unica strategia sarebbe quella di comunicare i rischi delle malattie e i vantaggi della vaccinazione “riferiti al loro specifico figlio, puntando dunque sulla sicurezza e i valori familiari, e sull’istinto di protezione della propria prole”.

C’è anche un altro aspetto importante: la salute del proprio figlio non è a disposizione dei genitori perché esiste anche un aspetto sociale da tenere presente. La salute dell’individuo è anche interesse della collettività (Corte costituzionale, sentenza n. 180 del 1994) e certe conseguenze si ripercuotono in costi sociali elevatissimi. Ora non vaccinare dei bambini comporta il rischio che si ammalino e abbiano gravi conseguenze, ma “le vaccinazioni funzionano  come fenomeno collettivo, non individuale”. I virus che entrano in un organismo si moltiplicano e si modificano e possono attaccare anche chi è stato vaccinato vanificando le campagne vaccinali.

Il vaccino maggiormente messo in discussione è il trivalente (morbillo, parotite, rosolia) accusato ingiustamente di provocare l’autismo, accusa costruita a tavolino dal medico inglese Andrew Wakefield che alterò dei dati per promuovere un proprio trattamento alternativo. Nonostante la prova della falsità del rapporto trivalente-autismo si è avuto un effetto a cascata che ha coinvolto anche altri vaccini, non solo pediatrici, ma anche quelli per gli anziani (influenza) o per le adolescenti (papilloma virus). “Oggi il 62per cento dei genitori teme che i vaccini possano causare malattie come l’autismo”.

Solamente una buona divulgazione potrà contrastare “un oceano di dati in cui le informazioni vere si confondono con quelle artefatte” moltiplicati dalla facilità di accesso attraverso il web e “sviluppare strategie condivise per distinguere la democrazia dalle teorie demagogiche della cospirazione complottista, i fatti dagli pseudo-fatti, la vita dalla fiction, la realtà dal photoshop”.

 

Andrea Bartelloni

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