Mia figlia, otto anni, terza elementare, mi chiede, mentre ci sediamo a tavola per la cena: «E’ vera la storia dell’origine del mondo spiegata dalla Bibbia o quella della scienza?».

Otto anni sono forse pochi per riuscire a capire un’analisi critica delle Sacre Scritture, Genesi compresa, e comprendere quanto ci sia di scientificamente valido nelle spiegazioni sulle origini della Terra e di quanto in essa si trova date dalla scienza.

Anche perché le spiegazioni, per l’età di chi le riceve, sono molto superficiali, ma già si contrappongono, evidentemente, agli insegnamenti della maestra di religione.

Qui mi sembra che giungano appropriate le riflessioni del filosofo Evandro Agazzi che, se valide per la scuola secondaria, lo sono ancora di più per la primaria:

«Pretendere di presentare a degli al­lievi «la teoria dell’evoluzione» senza far loro sapere che esi­stono diverse teorie è già un grave arbitrio. Supposto anche che si voglia presentare una teoria (ad esempio la darwinia­na) come quella che si considera ormai la più accreditata, è inevitabile che essa rischi di venir presentata sostanzialmen­te come un «mito» se non è accompagnata da una presenta­zione critica dei fatti su cui si basa. Diciamo «mito» senza al­cuna vena polemica: tale è infatti ogni «racconto» plausibile che intenda presentare dei presunti fatti senza le rispettive prove. Pertanto la presentazione non mitica della teoria dell’e­voluzione presuppone che si siano precedentemente esposti criticamente i fatti relativi e ciò, come si è visto, comporta l’ac­quisizione di parecchie conoscenze empiriche e concettuali, che dovranno essere gradualmente offerte lungo l’arco del­l’età evolutiva, incominciando da quelle che si riferiscono al­la storia della terra, alla percezione delle scale temporali im­plicite nelle ere geologiche, alla presa di contatto con i fossili accompagnata dalla loro corretta interpretazione, alla valuta­zione dei diversi «dati» che entrano nel concetto di evoluzio­ne e che non si possono evidentemente presentare senza pre­conoscenze di botanica, zoologia, biologia. Soltanto a questo punto (e senza sorvolare sulle difficoltà interpretative di cui si è parlato), si potrà correttamente presentare l’idea del tra­sformismo e, di seguito, passare a presentare le teorie dell’e­voluzione. In questo modo sarà anche possibile porre a frut­to le metodologie interdisciplinari e contribuire a formare per davvero lo spirito scientifico, che non consiste nell’accogliere senza consapevolezza critica i «contenuti» delle scienze, ma nel rendersi conto di come si è pervenuti ad essi e perché me­ritano di esser ritenuti affidabili.» (Evandro Agazzi, Nuova Secondaria, n. 4, 2004, pag.13)

Da rilevare che in tutti i manuali scolastici manca una presentazione critica dei fatti su cui si basa la teoria dell’evoluzione. Nessuno si permette di criticare niente, mentre chiunque può permettersi di interpretare le Sacre Scritture.

Raccontare ad un bambino di otto anni le origini della vita, dell’universo, della Terra e così via, lo si può fare solamente con una sorta di favoletta. Il brutto è che questa che sembra una favoletta rimarrà così fino alla fine dei vari corsi di studi, aumenteranno solamente le pagine ad essa dedicate.

La materia uscirà dalle pagine della storia e approderà a quelle delle scienze diventando, come tutto ciò che è scienza, vero, indiscutibile, nemmeno criticabile.

Ma la risposta alla domanda della bambina? Immediata e rapida, anche perché la pasta fredda non è buona: le due storie, quella della Bibbia e quella della scienza non sono una vera e l’altra falsa o viceversa, ma possono stare assieme, su piani diversi.

Risposta comprensibile? Non lo so. Sentirò la maestra di religione.

Andrea Bartelloni

Pubblicato nel sito Libertà e Persona

Bibbia e Scienza

 

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